Ricordo del Prof. Alessandro Debenedetti

In memoria del Prof. Debenedetti

Il prof. Alessandro Debenedetti è deceduto lo scorso 2 marzo 2020 in Torino (la sua città di origine).
Molti dei colleghi “fisiologi”, ma anche delle altre discipline, lo hanno ben conosciuto insieme alla cara Anna Lucaroni, sua moglie e anch’essa nostra collega.
Era una persona di grandissima cultura, vorrei dire illimitata, perché non solo scientifica, ma pure umanistica, artistica e anche gastronomica, in ciò facilitato da una memoria che sempre stupiva.
Curioso di tutto, se aveva un difetto “grave” era quello di non riuscire a rimanere concentrato a lungo sullo stesso argomento: appena aveva “capito” quello che gli interessava cercava altre sfide intellettuali.
Un altro suo “difetto” era che mancava completamente di diplomazia (chi lo ha conosciuto lo sa) e sul lavoro non sempre riusciva a intervenire con successo anche per questa sua schiettezza, qualche volta persino “indelicata”.
Detto ciò, è stato una persona credo amata da tutti nonostante qualche intemperanza, perché non serbava mai rancore e era sempre pronto a superare qualsiasi contrasto davanti a un buon piatto o a un buon vino.
Era buono, buono nel senso più vero, anche se a volte brusco (poi sempre trovava modo di scusarsi della sua rudezza), a volte troppo buono. E possiamo testimoniare che tantissimi suoi studenti lo ricordano ancora oggi con grande simpatia e stima. Anche per i suoi allievi è stato sempre un maestro, soprattutto perché non si accontentava mai delle soluzioni e delle interpretazioni “facili” o “apparenti” dei problemi scientifici.
Aveva studiato e si era laureato Medico veterinario a Torino. La sua carriera accademica è stata lunga ma è iniziata casualmente: ammalatosi di brucellosi, come molti colleghi all’epoca, mentre faceva l’amato lavoro di veterinario fra le sue montagne, durante la convalescenza capitò a Perugia a trovare il suo antico professor Rowinski e lì si fermò per diventare anni dopo Assistente e poi professore Ordinario, sino alla quiescenza.
Chi lo ha conosciuto sa della sua grande passione scientifica per l’endocrinologia, che ha insegnato per tanti, tanti anni con passione, e negli ultimi anni della sua carriera per l’etologia: il comportamento degli animali lo affascinava.
E come sottacere poi il suo amore per gli animali, in particolare per le capre, che per almeno trent’anni ha allevato “sotto casa” (letteralmente) accudendo i capretti neonati come una balia e facendo persino il mungitore e il casaro, ma utilizzandole sempre anche per oculate sperimentazioni scientifiche.
Una persona semplice nei comportamenti, assai vicini a quelli della cultura contadina che tanto amava, ma complessa e arguta nel suo mestiere di scienziato e di educatore scientifico.

Prof. Alessandro Malfatti, Università di Camerino

powered by Sinergiaweb.it